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La storia del kimono in Italia: quando la moda giapponese conquistò l'Europa

1 ora fa
Tempo di lettura: 2 min

Oggi il kimono è un capo riconoscibile in tutto il mondo, capace di attraversare epoche, culture e tendenze. Ma vi siete mai chiesti quando gli italiani lo abbiano visto per la prima volta?


Per scoprirlo dobbiamo tornare indietro di quasi cinque secoli, quando il Giappone era ancora un territorio lontano e poco conosciuto in Europa.


Le prime notizie sul Giappone arrivano in Italia

Uno dei primi europei a parlare del Giappone fu Marco Polo, che nel Milione, scritto alla fine del XIII secolo, raccontò di un'isola chiamata Zipagu, descrivendola come una terra ricca di oro e pietre preziose.


Marco Polo, però, non aveva mai visitato il Giappone e non fornì descrizioni degli abiti dei suoi abitanti.


Per avere le prime informazioni concrete sull'abbigliamento giapponese bisogna aspettare il 1543, quando alcuni mercanti portoghesi raggiunsero le coste dell'arcipelago.


Da quel momento iniziarono a circolare in Europa racconti, lettere e testimonianze sulle abitudini, sulla cultura e sui vestiti giapponesi.


1585: gli abiti giapponesi sorprendono gli italiani

Un momento particolarmente importante fu l'arrivo in Italia, nel 1585, di una delegazione composta da quattro giovani nobili giapponesi convertiti al cristianesimo.


La missione, conosciuta come ambasceria Tenshō, suscitò grande curiosità. I giovani vennero accolti nelle città italiane e il loro arrivo fu raccontato attraverso pubblicazioni e incisioni.


A colpire gli osservatori furono anche i loro abiti tradizionali: lunghe vesti di seta bianca, indossate sovrapposte e decorate con ricami colorati raffiguranti fiori, foglie, uccelli e altri motivi naturali.


Un abbigliamento molto diverso dalla moda europea dell'epoca, influenzata dallo stile spagnolo e caratterizzata da colori scuri e strutture più rigide.


Il contrasto non passò inosservato.


La seta, i colori e i motivi naturali

Le descrizioni del Cinquecento raccontano una moda giapponese ricca di dettagli.


Guido Gualtieri, nella sua relazione pubblicata nel 1586, descrisse vesti realizzate in seta sottile, con maniche ampie e decorazioni floreali e vegetali.


I colori e la leggerezza dei tessuti rappresentavano un elemento distintivo rispetto all'abbigliamento europeo.


È interessante osservare come alcuni di questi aspetti continuino a caratterizzare l'immaginario del kimono: le linee morbide, i motivi ispirati alla natura e l'attenzione per il tessuto.


Dal Giappone all'Italia: un dialogo che continua

Le prime testimonianze sull'abbigliamento giapponese non raccontano soltanto la storia di un vestito.


Raccontano l'incontro tra culture diverse, la curiosità verso nuovi modi di interpretare l'eleganza e il ruolo della moda come forma di espressione.


Nei secoli successivi, il kimono avrebbe continuato ad affascinare l'Occidente, diventando una fonte d'ispirazione anche per la moda contemporanea.


Oggi, scegliere un capo ispirato al kimono significa anche avvicinarsi a una tradizione che ha attraversato il tempo senza perdere la propria riconoscibilità.


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